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| Organo Hammond | |
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Il Tonewheel Hammond Organ crea il suono mediante una serie di ruote foniche messe in rotazione da un generatore. E' necessario far " scaldare " l'organo prima di ottenere dei suoni; questo inconveniente verrà superato abbastanza rapidamente con i modelli 100 M ed A 100. La stessa accensione presenta una serie di curiose analogie con la procedura di messa in moto di un autovettura (motorino di avviamento, giri a vuoto, marcia e via ). Queste caratteristiche proprie della generazione elettromeccanica dei suoni rimarranno presenti nella produzione Hammond fino alla fine degli anni '60. Negli anni
a seguire, per motivi economici e pratici, per la generazione dei suoni
si utilizzeranno dei circuiti elettronici LSI, che presentano l'innegabile
vantaggio di essere più robusti e poco costosi, ma che non producono
tutta la calda timbrica dei primi modelli.
Praticamente intraducibile in italiano, il termine drawbar indica il controllo di volume di un generatore di onda sinusoidale (la tonewheel, per l'appunto); nove generatori formano una serie di drawbars, accordati secondo i piedi organistici: 16', 84, 5,1/3, ect. Sfruttando varie combinazioni dei drawbars, in una sorta di rudimentale sintesi additiva, è possibile ottenere una vasta gamma di timbriche, formate sempre da sinusoidi, ma diversificate fra loro. Nella concezione
progettuale dell'Hammond si scoprì una grave imperfezione: suonando
con un amplificatore regolato in maniera brillante, era chiaramente
avvertibile il click dei contatti della tastiera. Stiamo
parlando del Leslie, dalla caratteristica rotazione meccanica
delle trombe dei tweeters (a velocità variabile) che permetteva
di ottenere un suono più pastoso, meno aspro ed in grado di mascherare
abbastanza il key click.
Riguardo
alla tecnica di esecuzione, Keith Emerson scoprì che spegnendo
e riaccendendo ripetutamente l'organo era possibile, facendo perdere
giri al generatore, ottenere delle scordature e slittamenti di frequenza
di grande effetto. Ma le due tastiere non bastavano più al nostro
eroe che iniziò a suonare, pizzicando anche le molle del riverbero
incorporate... Comunque,
non tutti gli Hammond organists hanno sentito la necessità di
maltrattare il proprio strumento, al massimo lo hanno customizzato segandone
la base per renderlo più trasportabile. Anche in Italia, negli anni '70 l'Hammond diviene obbligatorio per ogni tastierista che si rispetti, dalle Orme al Rovescio della Medaglia, tutti usano l'organo elettromeccanico, tutti alla ricerca del suono cattivo, sporco; proprio quella timbrica ché il fabbricante aveva cercato di evitare con tutte le sue forze diviene in breve il suono Hammond per antonomasia, il timbro da raggiungere a tutti i costi. Oggi, nell'era
dei polifonici multimemorie dal peso di due chili e mezzo, l'Hammond
non trova più posto. L'organo
Hammond è veramente lo strumento mitico, status symbol per eccellenza,
costoso, intrasportabile, impegnativo da suonare, con una tradizione
musicale ed un'identità ben precisa alle spalle, insostituibile.
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| ARP 2600 Sintetizzatore monofonico 1971 | |
| ARP OMNI String Machine (tastiera violini) 1976 | |
| EMS VCS3 Sintetizzatore monofonico 1970 | |
| HONER CLAVINET Tastiera con generazione del suono a corde e pick up hambucking | |
| ORGANO HAMMOND Organo elettromagnetico 1934 | |
| MINIMOOG Sintetizzatore monofonico 1971 | |
| POLYMOOG Sintetizzatore polifonico 1975 | |
| MELLOTRON Campionatore primordiale a nastri magnetici 1964 | |
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