| Vocoder
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Per parlare
del principio di funzionamento del VOCODER è necessario,
prima, parlare brevemente degli organi di fonazione che rendono possibile
l'emissione della voce e la sua articolazione delle parole.
Definiamo
i polmoni come fonte dell'energia (l'aria inspirata) utile a mettere
in vibrazione le corde vocali e tralasciamo subito questa parte del
sistema non essenziale ai fini di ciò che vogliamo dire.
Le corde
vocali, posizionate nella laringe, forniscono la frequenza, cioè
il "suono alle diverse altezze" che ci è indispensabile
per parlare e cantare.
La frequenza generata dalle corde vocali passa attraverso un sistema
di risonatori: cavità faringea, epiglottide, lingua, cavità
orale, labbra, velo pendulo, cavità nasali.
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Tutte queste
parti sono comandate dal cervello che provvede a coordinare i loro movimenti
per determinare l'articolazione della parola.
Semplificando
al massimo potremmo dire che: le corde vocali producono il suono che
viene chiamato "portante"
Tutte le altre parti che intervengono a modificare il timbro, l'intensità
e la scansione della portante fanno parte di un sistema chiamato "modulante".
Diciamo subito, in addizione a questa semplificazione forse un poco
eccessiva, che la frequenza, della portante, cioè l'altezza dei
suoni emessi dalle corde vocali, pue variare indipendentemente dal comportamento
del sistema modulante.
D'altra parte il sistema modulante può agire nella fonazione
anche in mancanza di una frequenza portante emessa dalle corde vocali.
Quando emettiamo una "esse" (sibilante) le corde vocali sono
aperte e non producono suono. E' invece il fruscio dell'aria erogata
dai polmoni che viene "modulato" dal sistema modulante. E
non è difficile rendersene conto emettendo una "esse"
prolungata e modificando la posizione delle labbra e della cavità
orale. Il fruscio, pur rimanendo tale, cambierà di timbro risultando
"modulato ".
Anche lo scacciapensieri può essere citato a questo proposito.
La sua lamina d'acciaio, sollecitata dal dito dell'esecutore, produce
un suono di frequenza fissa che diventa portante mentre adeguati posizionamenti
del sistema modulante ne cambiano il timbro.
Ora sappiamo che "parlare" significa trasmettere informazioni
attraverso una portante (frequenza emessa dalle corde vocali o sibilo
d'aria) modulata da un sistema di filtri controllati e coordinati dal
cervello che conosce la informazione da trasmettere.
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| Le
macchine parlanti |
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Nella costruzione
e nel perfezionamento degli strumenti musicali l'uomo, più o
meno coscientemente, ha sempre preso a modello la voce. La duttilità,
la estrema varietà di articolazione, l'infinita gamma di atteggiamenti
espressivi della voce umana sono sempre stati la meta ultima da raggiungere.
E' vero
che l'uomo attraverso la vasta gamma distrumenti che ha saputo sviluppare
ha raggiunto una più ampia estensione, una dinamica più
vasta, pur tuttavia l'ambizione di possedere uno strumento capace di
imitare la voce non è mai stata accantonata.
E ciò
ancor prima che l'elettronica ci abituasse a considerare possibile anche
ciò che fino a ieri sembrava impossibile.
Così anche il VOCODER ha i suoi lontani parenti "
a manovella ": le macchine parlanti.
Nel 1779
la Imperial Accademy of St. Petersburg pose questo tema al suo Premio
annuale: " Quali sono natura e caratteristiche delle vocali a,
e, i, o, u, che le rendono così diverse tra loro? Può
essere costruito uno strumento come una canna d'organo del registro
vox humana che riproduca il suono delle vocali? "
Il premio
di quell'anno fu vinto da un certo Christian Gottlieb Kratzenstein
che costruì una serie di risonatori acustici in qualche modo
simili alla cavità orale. Essi fungevano da modulante (statica)
mentre la portante veniva fornita da un'ancia tipo quelle delle armoniche
a bocca. (fig. 1).
Fig. 1
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Circa nel
medesimo periodo il viennese Wolfgang von Kempelen costruì
una vera e propria macchina parlante la cui versione perfezionata fu
poi presentata nel 1791.
La macchina,
per quel che se ne può dedurre, doveva fornire prestazioni molto
interessanti per quel tempo. Essa era provvista di un mantice, di un'ancia
per la produzione della portante, di alcuni dispositivi per ottenere
rumori utili all'imitazione dl consonanti e di un gruppo modulante costituito
da un risonatore floscio (di stoffa) sagomabile con una mano nonché
da un piccolo risonatore per i suoni nasali.
La macchina
ebbe una edizione successiva ad opera di Sir Charles Wheat Stone
e, fatto forse non privo di positivi stimoli, fu vista da Alexander
Graham Bell ad Edimburgo durante gli anni della sua giovinezza. (fig.
2).
Forse però i tempi non erano ancora maturi per l'avvio di uno
studio metodico della fonazione e la macchina non destò molto
interesse tra gli scienziati dell'epoca.
L'argomento
fu ripreso solo all'inizio del nostro secolo con la realizzazione di
protesi per i laringectomizzati; ma ben presto il problema dovette essere
completamente reimpostato alla luce delle nuove e grandi possibilità
introdotte dall'avvento dell'elettronica.
Fig. 2
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| Il
VODER |
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Il VODER
è un apparato costituito da circuiti elettronici controllati
mediante comandi manuali.
Un oscillatore a frequenza variabile ed un generatore di rumore bianco
forniscono le portanti.
Un gruppo di filtri agiscono da modulante. Un amplificatore con relativo
altoparlante forniscono il suono. (fig. 3).
Tutte queste parti sono schematizzate nel disegno dove sono riportati
anche i comandi:
A) Una tastiera ad undici pulsanti, dieciper selezionare e combinare
i filtri più uno " stop " per il silenzio.
B) Tre pulsanti per selezionare l'articolazione dei gruppi di consonanti.
C) Una barra comandabile con il polso per selezionare le due portanti.
D) Un pedale per variare la frequenza dell'oscillatore.
Il VODER (Voice Operation Demonstrator) fu presentato alla Fiera Mondiale
di New York nel 1939 suscitando molta curiosità ed interesse.
Una dimostratrice, dopo un periodo di apprendimento non certo breve,
fu in grado di dimostrare l'apparecchio formando parole e brevi frasi
intelligibili.
Fig. 3
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| Il
VOCODER |
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Contemporaneo
al VODER, anzi, suo predecessore per alcuni aspetti, è il VOCODER.
Entrambi sono il frutto di uno studio metodico di tutti i fenomeni inerenti
alla fonazione e di una sistematica codificazione dei parametri che
li caratterizzano.
Anche
il VOCODER, realizzato da H. Dudley presso i laboratori della
Bell Telephone è dotato, come il VODER di circuiti, per la generazione
delle portanti e di circuiti modulanti per modificare tali portanti.
Caratteristiche delle portanti, loro scelta e comportamento dei circuiti
modulanti non sono però determinati dall'intervento di un operatore
sui comandi meccanici: il VOCODER estrae le istruzioni per autocontrollarsi
dalla lettura di una "voce che viene immessa nell'apparecchiatura
mediante microfono, nastro magnetico od altro mezzo.
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Si può
quindi configurare un VOCODER come un apparato in grado di realizzare
due procedimenti conseguenziali: uno di analisi: consistente nella lettura
di un segnale in ingresso dal quale estrae informazioni utili ad una
sua ricostruzione, e uno di sintesi, consistente appunto nella ricostruzione,
mediante i circuiti di cui è dotato, di un segnale in uscita
uguale (o molto simile) al segnale letto in ingresso.
Il procedimento
è piuttosto complesso ed impiega circuiti elettronici molto sofisticati,
tuttavia possiamo cercare di descriverlo anche senza entrare in particolari
tecnici. II segnale in ingresso viene " letto " da due gruppi
di circuiti:
1) il pitch
detector, che rileva la frequenza della portante e ne ricava una informazione
dinamica sotto forma di un livello di tensione, che segue le variazioni
di frequenza della portante.
2) Una batteria di filtri (solitamente da 12 a 24) ciascuno dei quali
rileva presenza ed entità di segnale entro la sua banda e da
ciò deriva, sempre sotto forma di tensione, una informazione
dinamica che simula il comportamento del gruppo modulante.
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Prima
di proseguire occorre fare una precisazione.
Si è appena parlato di variazioni di frequenza della portante
ed è appunto utile precisare che la portante è a sua volta,
prima ancora di essere modulata, un elemento variabile.
Pensiamo ad una persona che parla in modo inespressivo: la sua portante
avrà una frequenza statica.
Un parlare
espansivo, declamato, espressivo, avrà invece una portante che
varia di frequenza a seconda degli accenti tonici e della intensità
declamatoria.
Il " recitar cantando " già presuppone un controllo
cosciente della frequenza della portante, mentre nel canto la portante
assume addirittura un profilo melodico.
Da ciò risulta chiara la necessità di rilevare la frequenza
della portante se si vuole ricostruire con sufficiente approssimazione
un fenomeno complesso come il parlare con tutte le sue inflessioni.
Mentre il segnale di ingresso viene solitamente soppresso, le informazioni
ricavate dalla sua lettura vengono inviate ai circuiti di sintesi che
sono in grado di reagire ad esse "in tempo reale ".
Noi potremo quindi ascoltare, contemporaneamente alla nostra voce, la
sua ricostruzione effettuata dal VOCODER.
Le informazioni provenienti dal pitch detector sono destinate a modificare
la frequenza dell'oscillatore, quelle provenienti dai filtri sono invece
inviate ad un gruppo di filtri modulatori uguali, per numero e caratteristiche,
a quelli preposti alla lettura del segnale in ingresso.
Il trasformismo
verbale
É possibile introdurre in un VOCODER un testo ed ottenerne un
altro completamente cambiato nelle sue caratteristiche fonetiche senza
comprometterne l'intelligibilità.
Qualche esempio: se introduco un testo letto da una voce maschile e
provvedo, agendo sugli appositi comandi, ad elevare almeno di una ottava
la frequenza della portante otterrò in uscita il medesimo testo,
ma letto da una voce femminile.
Se introduco
un testo letto con estrema enfasi e neutralizzo il circuito pitch detector
avrò in uscita una lettura sciatta, senza espressione nè
convinzione.
Un VOCODER serve dunque per caratterizzare qualsiasi personaggio anche
mediante la " costruzione " di una sua specifica dizione.
E non è poco se si pensa alle molteplici applicazioni che simili
procedimenti possono trovare nella sonorizzazione di films e produzioni
audiovisive in genere.
Uno strumento che canta
Ora supponiamo di operare in altro modo: escludiamo il pitch detector
ed il generatore di portante del VOCODER, introduciamo nell'apposito
ingresso un segnale audio proveniente ad esempio da un organo elettronico,
ad un altro ingresso del VOCODER sarà collegato un microfono
che ci servirà per "pronunciare " le parole.
Operando in queste condizioni accade che il segnale proveniente dall'organo
funge da portante: quindi se premo più tasti contemporaneamente
avrò contemporaneamente più portanti o, se vogliamo, una
portante polifonica; la voce trasmessa al VOCODER mediante il microfono
viene " letta " dal gruppo di filtri analizzatori d'ingresso
ed i dati ricavati vengono trasmessi ai filtri di uscita che agiranno
sulla portante conferendo ad essa i caratteri di timbro e scansione
presenti nella voce recitante.
Sincronizzando
adeguatamente gli accordi eseguiti sull'organo con le parole pronunciate
si avrà, quale risultato in uscita, l'effetto di un coro. Le
sue frequenze sono determinate dai tasti della tastiera dell'organo
mentre il testo risulterà essere quello pronunciato dal dicitore.
Basterà ora immaginare quante e quali varianti sono praticabili
per intuire la varietà di applicazioni di un VOCODER...
Vogliamo immaginare la fonazione, indipendentemente da un qualsiasi
testo, e sfruttare la ricchezza delle sue inflessioni quali accenti,
attacchi mordenti, variazioni di ampiezza ecc. ed applicare tutto questo
alle armonie piene che si possono ottenere dalla tastiera di un organo
?
La versatilità e la capacità espressiva di questo modo
di suonare è inimmaginabile e ancora tutta da scoprire.
Molte e molte altre applicazioni si possono prevedere per un VOCODER
ma tutto quello che si poteva dire a parole è stato detto. Per
andare oltre è necessario avere sottomano l'apparecchiatura e
sperimentarne le applicazioni per valutarne i risultati.
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