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Le Onde
Martenot
lo strumento nuovo d'una nuova èra
ECCEZIONE
fatta per il sassofono (creato con successo mediocre fin dal 1840 dal
belga Adolphe Sax, ma tornatoci ora d'America rilucidato alla moda,
previa naturalizzazione negra), per la celesta (nata nel 1886 per opera
di Auguste Mustel a Parigi), e per pochi altri occasionali aggeggi di
fantasia (perfino il clackson d' auto ha fatto una sua apparizione nell'
orchestra sinfonica), il corrente strumentario moderno parrebbe rimasto,
da un secolo in qua, essenzialmente stazionario e cristallizzato nelle
forme tramandate.
Troppo
strano controsenso sarebbe tuttavia per l' epoca nostra delle grandi
scoperte e conquiste volo, telefono, grammofono, radio, televisione,
cine-sonoro il non saper prendere nel campo della organotecnica altra
iniziativa che quella di riesumare dal passato tutto un istrumentario
defunto per un desiderio, fra storicistico e romantico, di riudirne
le nostalgiche voci ! Realmente il liuto, l'arpicordo, la cetra, la
viola d'amore, la viola pomposa, il quintone, la viola da gamba, il
flauto dolce, il ligneo cornetto di celliniana memoria hanno avuto ai
giorni nostri i loro apostoli e talvolta (specialmente in Germania)
le loro turbe di adepti.
Per fortuna
ciò non è tutto. Sta il fatto che strumenti musicali nuovissimi.
basati su la moderna elettro e radio-tecnica, e figli veramente dell'epoca
nostra, usciti ormai dai periodo delle oscure esperienze esistono, si
affermano, cominciano ad entrare trionfalmente negli usi annunciando,
anche per la musica l'avvento d'un'èra novella.
All' organo
elettroacustico, congegno tuttora mai noto in Italia, in cui le canne
sono semplicemente abolite per dar luogo a generatori elettrici di vibrazioni
provocanti correnti alternate che si trasformano in suoni in appositi
amplificatori, dedicammo già un cenno nel fascicolo VI anno XLII
-1938 pag. 701-702 di questa Rivista, e sull'argomento in altra occasione
ritorneremo. Nostro intento è questa volta dar notizia dell'apparecchio
a Onde Martenot, salutato e usato già da altissime personalità
musicali del mondo come un apportatore di nuove inaudite dovizie alla
tavolozza delle sonorità moderne.
"Vous avez en somme" scriveva all'inventore qualche anno fa
Vincenzo d' Indy "trouvé et formé de toutes pièces
un instrument nouveau, d'un très grand intérét
comme timbre et d'une réelle nouveauté comme voix expressîve".
Aggiungeva dal canto suo Cortot, il sommo pianista: " Aucune limite
aux variations du timbre. aux déchaînement d'afflux sonore:
aux modulations d'intervalles jusqu'à présent à
peu près indéfinissables. Tout le champ de l'impossible
d'autrefois, rendu accessible à l' invention proprice à
la fantaisie et à la sensibilité créatrices ".
L' istrumento a Onde Musicali non deve in nessun caso essere confuso
con gli apparecchi riproduttori di musica (grammofono. radio ecc.).
E' al contrario, un vero strumento tanto d'assieme che solista, ammesso
come tale ormai in molte fra le più grandi orchestre: Colonne,
Pasdeloup, Reale Accademia di Santa Cecilia a Roma, Orchestra di Filadelfia
sotto la direzione di Stokowski e tante altre: atto a recare alla musica
risorse espressive assolutamente inedite. Le qualità stesse della
sua sonorità, la varietà e la duttilità dei suoi
accenti. gli hanno rapidamente assegnato un posto nel Teatro.
Il Teatro Nazionale dell' Opéra di Parigi ha fatto già
da tempo appello a un quartetto di Onde Martenot.
Arthur Honegger nel suo recente mistero musicale Jeanne d'Arc au bucher
ha affidato alle Onde Martenot, un compito orchestrale di primo piano.
Vedi Fasc. III-IV, anno XLII -1938, pag. 461 di questa Rivista.
A Sainte-Clotilde
(Parigi) Julcs Meunier ha più d'un anno fa presentato un programma
ove gli strumenti a Onde Martenot hanno affermato il loro valore nella
musica religiosa quali preziosi organi d'accompagnamento.
Alla Sala Pleyel (Parigi) gli stessi strumenti d'Onde, ma più
numerosi, si segnalarono come capaci di grandi possibilità, specialmente
in una cantata di Gio. Sebastiano Bach, ov'essi costituirono il fondo
armonico ad un coro di 500 voci. Altrettanto felicemente si affermarono
nella bella composizione di Canteloube in onore di Giovanna d'Arco,
ove le risorse imitative di questi strumenti (cavalcata, fuga precipitosa)
sono utilizzate nel più felice dei modi.
Usate nelle piccole fantasiose orchestrine dei Music-Halls le Onde Martenot
prodigano le più bizzarre varietà d'effetti: " pur
mescolandosi all'insieme, passano di volta in volta dalle sonorità
dello xilofono a quelle del sassofono : si odono staccati, strani controfagotti,
glissandi sorprendenti, timbri di flauti e violini sovrumani, infine
tutta una gamma, di effetti che versano una musica viva ed affascinante
(Musique et Instruments, 15 maggio 1935).
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