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| Musicultura (o della conoscenza) | ||||
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Sentire la musica non basta ! La musica è in primo luogo espressione del pensiero di chi o di coloro che la fanno, e come tale va vissuta. Suonarla o sentirla sono momenti successivi che rischiano di essere svuotati di tutto il loro significato se prima non vengono preceduti da un momento di riflessione che è di per se stesso conoscenza. Facile a dirsi. In una società in cui anche l'emarginazione viene mercificata e stravolta dalle sue forme culturali, per essere filtrata in ben precisi canali industriali e riproposta per ulteriori modelli di consumo, l'assenza di punti di riferimento critico (sostanzialmente la non contrapposizione di diversi momenti culturali) spesso non consente delle riflessioni reali. Un primo momento di riflessione può essere dato dalle differenze storiche tra musica e ritmo. Tendenzialmente siamo portati a concepire la musica come "prodotto finito", cioè come un alternarsi organico di ritmo e melodia sapientemente dosati per procurarci delle sensazioni ben determinate, ma non è così. Ritmo e melodia sono la risultante di due fattori storici, l'integrazione e l'emarginazione, che hanno nel "potere" il loro elemento di separazione. Invalicabile. La storia della musica è di per: se stessa una storia sociale che ve le nel tentativo di conciliare gli elementi contrapposti il suo filo conduttore.
Aristotele non gli si discosta di molto: per lui la necessità delle classi al potere di creare un'amministrazione e la musica come descrizione di sentimenti altrui (catarsi), in ovvia contrapposizione con i propri, coincidono. Ovviamente la verità dell'arte è un concetto che si presta a forzature di ogni tipo e non può certo meravigliare che se ne sia sempre fatto un uso politico, in fondo anche i condannati al patibolo avevano diritto alla loro brava colonna sonora. Ogni tipo di potere ha la sua forma musicale. I Romani come si sa erano gente piuttosto rude e della musica facevano un uso voluttuario e pratico (pantomime e parate militari) risolvendo con il " rumore " delle armi la necessità di mantenere un conveniente assetto sociale.
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Ben più arduo compito spetta alla Chiesa nell'organizzazione del suo modello di società. Il consenso diviene tuttuno con la coralità, il potere se ne vola in cielo ed il ritmo è relegato all'inferno. |
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La destinazione sacra caratterizza la produzione musicale forzandola ai sensi di solenne e sublime misticismo, dardo forma artistica al sentimento del divino ed ossequio solenne al potere che ne deriva, con una musica vocale monodica, inquadrata negli schemi della liturgia cattolica. Ma si sa che le contraddizioni sono di questo mondo, ed è proprio dallo sviluppo del canto gregoriano (seconda fase: Inni) che rinvigoriscono la corruzione del latino, l'uso delle lingue volgari, e la formazione della poesia ritmica. Inni e sequenze delimitano la cultura medievale,
cultura di chiesa, forzatamente universale, aprendo la strada
alle culture moderne, individuabili geograficamente, dove la nascita
delle lingue volgari segna l'identificazione dei popoli con la propria
coscienza, ed all'interno dei singoli popoli ulteriori differenziazioni
profane, antesignane di quell'identificazione tra personale e politico
di natura genuinamente comunale. Con l'ingresso di elementi " laici " il passaggio dal canto gregoriano alla polifonia (canto a più voci) è breve. Non si sa a cosa sia dovuto, tecnicamente, il passaggio da una forma all'altra. Molti pensano che l'esempio possa essere stato fornito da strumenti musicali medievali, che emettevano, insieme alla melodia, una lunga nota tenuta d'accompagnamento; strumenti ad arco con tre corde a piatto: non si poteva toccarne una senza sfiorare anche le altre due accordate alla quinta ed all'ottava. Una delle due voci tiene il canto dato, mentre l'altra se ne allontana, per ritornare poi all'unisono. Ad ogni nota di una voce, corrispondeva forzatamente una nota dell'altra voce (contrappunto). La rottura della monodia comporta tra il 1200 e il 1500 uno sviluppo sempre più veloce degli strumenti e delle forme musicali. Si quantificano in modo massiccio una musica colta, tecnica, ed un'arte tipicamente contadina che trovava negli eserciti vaganti per l'Europa il suo veicolo di diffusione privilegiato.
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Nel 1500 gli strumenti (solisti) più diffusi sono il liuto e l'organo. Quest'ultimo anche in una sua forma portatile, o ridotta con una ventina di canne. Lungo il '500 la tecnica del clavicembalo non differisce, altro che per alcuni accorgimenti, da quella organistica. Ma le caratteristiche dei due strumenti si vanno via via diversificando, finché il concilio di Trento non proibì di suonare danze sull'organo. In quest'epoca, comunque, non è possibile separare la musica dalla voce umana. Lo " strumento più privilegiato rimaneva a tutti gli effetti la voce, la funzione degli strumenti era fondamentalmente di supplenza, prova ne sia proprio tra il '500 ed il '600 la nascita del melodramma. |
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Difatti sono gli aspetti letterari del melodramma che accomunano caratteristiche spiccatamente aristocratiche di "cenacolo". Anche qui, esemplarmente, la produzione artistica, per i suoi aspetti sia musicali che letterari rispecchia il tentativo verificato politicamente di costruzione di " forme" sociali diverse. Si cerca un nuovo Stato e parallelamente si trovano diverse forme di espressione. Il bisogno inconscio di realtà unitarie viene sublimato da forme espressive solo apparentemente inconciliabili. La storia musicale di Bach e Handel, e più avanti di Haydn e Mozart è la storia di geni musicali che di questi tentativi si facevano espressione, adattandoli, ovviamente, al momento storico di cui erano partecipi. E tutto ciò fino a quell'enorme rottura di equilibri segnata dal romanticismo. L'importanza del romanticismo, in musica, è data dalla dissoluzione degli schemi formali classici. Dalla necessità di essere espressione di se stessi, e non di raccontare gli altri. Di scrivere la musica di cui si è ispirati, e non una battuta di più. E' evidente che un'opera simile non si compì di colpo, ma passò per un mutamento sia della poetica che del linguaggio musicale. Una maturazione rivoluzionaria dell'illuminismo settecentesco: fondato sull'ideologia politica dell'artista come titano in lotta contro la società, portatore delle libertà borghesi, ottimista, e militarmente eroico.
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