Note sulla musica elettronica di Luciano Berio
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I mezzi di uno Studio di musica elettronica possono esser dunque classificati in 3 categorie:

a) generatori elettronici di suono e di rumore,
b) apparecchi elettroacustici per la trasformazione della struttura dei suoni,
c) apparecchi di registrazione (che servono anche per una ulteriore elaborazione del materiale sonoro) o di riproduzione.

Per generatori di suono si intendono generatori di frequenze acustiche dai 40 ai 15.000 Herz, generatori di suono bianco e generatori di impulsi. di quegli elementi fondamentali, cioè, che come abbiamo già detto - permettono teoricamente la sintesi di tutti i suoni pensabili.

Nella seconda categoria - b) dei mezzi di uno Studio trovano posto apparecchiature per la trasformazione del suono quali: modulatori ad anello, modulatori di frequenza e d'ampiezza, translatori di frequenza, selettori d'ampiezza, analizzatori d'onda e numerosi filtri.
Attraverso queste apparecchiature il musicista controlla e determina non solo la struttura dei suoni, dei rumori, delle misture e dei gruppi di suoni, ma anche l'evoluzione degli stessi nel tempo, secondo i criteri formali della composizione.


Si tratta di un controllo auditivo e analitico (o, come più di frequente avviene, di un controllo auditivo e analitico strettamente congiunto) che è reso possibile solo attraverso l'uso degli apparecchi che caratterizzano la terza categoria dei mezzi dello Studio: gli apparecchi per la registrazione del suono. Si tratta di magnetofoni a nastro: tra l'altro, essi permettono un preciso controllo del tempo in rapporto alla velocità di scorrimento del nastro magnetico. Le velocità standard oggi in uso (per scopi musicali) sono di 38 e di 76 cm di nastro al secondo.

E' cioè possibile intervenire in maniera concreta su 1/76 di secondo, equivalente ad 1 cm. di nastro. Ma naturalmente, tranne in casi particolarissimi, un intervento del genere è superfluo dal momento che l'orecchio umano non è in grado di riconoscere nulla in frazioni di tempo tanto piccole: basti pensare che la soglia fisiologica della percezione di frequenze centrali si aggira intorno al 25mo di secondo.

I magnetofoni di uno Studio sono però provvisti di un dispositivo che permette di variare a piacere la velocità di scorrimento del nastro magnetico e quindi di variare il rapporto tra la durata di un segnale registrato e la lunghezza di nastro magnetico. Alle variazioni di velocità di scorrimento del nastro magnetico corrisponde una proporzionale variazione di frequenza del segnale registrato; uno speciale dispositivo permette di variare la durata dei suoni (cioè la velocità di scorrimento del nastro) senza variare la frequenza.

La suddivisione in tre categorie dei mezzi di uno Studio di musica elettronica non è solo formale: ognuna di queste tre categorie coincide, in senso Iato, con uno stadio elementare della caratterizzazione di un suono. I generatori di suono forniscono la struttura armonica dello stesso. I mezzi di trasformazione elettroacustica danno carattere e se vogliamo, senso musicale a quella struttura armonica in rapporto alla sua distribuzione temporale, corredandola di tutti quegli attributi non stazionari che accompagnano in ogni caso una valutazione propriamente musicale del suono.


I mezzi di registrazione e di diffusione permettono la distribuzione, il controllo globale nel tempo, la percezione della forma sonora. L'ordine di successione e la definizione stessa di tali categorie o gruppi in cui vengono suddivisi i mezzi della musica elettronica non è necessariamente legato ad un eventuale ordine di successione (nei vari momenti operativi della composizione, ma casomai esprime il paradigma elementare dell'informazione sonora: oggettivazione della materia, illuminazione soggettiva e definizione semantica della stessa.

In un campo di considerazioni strettamente pratiche, relative cioè alla produzione del materiale sonoro nella musica elettronica, questi tre momenti costituiscono l'ABC del compositore. In campo estetico, essendo questi momenti liberamente reversibili e soggetti a una maggiore o minore disorganizzazione e soprattutto. per la natura stessa dei metodi di composizione elettronica, un discorso che non parta da considerazioni particolari riferite a un'opera di uno e di un gruppo di compositori non approda a nulla.

 

 
 


 
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