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| Note sulla musica elettronica - tratto da: "RICORDIANA NUOVA SERIE", ANNO III 1957 |
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Note sulla musica elettronica di Luciano Berio
Non v'è nulla di nuovo nel fatto che i mezzi messi a nostra disposizione per accertare una necessità e una disponibilità della musica siano soggetti a evoluzione. Le rivoluzioni anche quelle apparenti giungono però sempre inattese. Accade infatti che a un buon numero di ascoltatori giunga inaspettato che i mezzi propri della musica elettronica non provengano tutti dal sentiero di una evoluzione specifica degli strumenti musicali, che l'insieme delle possibilità di uno Studio di musica elettronica non costituisca strumento di musica, definibile come tale, e che il compositore si applichi a quelle possibilità con l'aiuto di tecnici e di ingegneri che già conoscevano e impiegavano quelle stesse apparecchiature per scopi assai diversi. La risposta è che i mezzi della musica elettronica e per mezzi intendiamo solamente l'insieme pratico e concreto dei procedimenti operativi e delle apparecchiature di uno Studio esprimono una necessità del linguaggio musicale, più che essere il risultato di una evoluzione propria degli strumenti di musica. In ogni caso, questo non vuoi dire che Ia musica elettronica sia da considerare come un miglioramento, un progresso e tanto meno. un superamento della musica strumentale: è un qualcosa di più offerto alla scelta del compositore.
Va da sè che questo di più influenza e ha già influenzato
la pratica strumentale come, a sua volta. quest'ultima aveva logicamente
preparato l'esperienza dei suoni elettronici: basti infatti ricordare,
tra l'altro che l'evoluzione recente della musica aveva portato i compositori
a immaginare eventi sonori che non potevano essere eseguiti sui tradizionali
strumenti di musica. Come
abbiamo detto poc'anzi, a differenza degli strumenti tradizionali in
cui la sorgente primaria di suono è un processo di natura meccanico-acustica,
la musica elettronica fa uso di suoni che trovano la loro origine in
oscillazioni elettriche ottenute mediante l'impiego di circuiti elettronici.
Non vengono suonati da strumenti musicali ma, prodotti da generatori
di suoni e di rumore. vengono direttamente registrati su nastri) magnetico.
Il più delle volte sono concepiti in modo da imitare più
o meno fedelmente il timbro degli strumenti abituali e sono legati in
tutti i loro aspetti ai principi della teoria classica della musica
e a procedimenti meccanici e acustici limitativi (tastiera, scala temperata,
ecc.). La variazione timbrica è legata il più delle volte
a un certo numero fisso di combinazioni armoniche più o meno
stazionarie: il compositore non ha modo di intervenire sulla distribuzione
temporale dei singoli parametri del suono. La
musica elettronica non è invece eseguibile strumentalmente nè
si pone dei limiti di pratica eseguibilità: si pone dei limiti
di udibilità. Infatti i mezzi della musica elettronica sono costituiti
in massima parte da apparecchiature elettriche ed elettroniche capaci
non solo di produrre il suono ma, è quel che più conta,
capaci anche di analizzarlo nella sua struttura fisica, mettendo. quindi
il compositore a contatto con le condizioni acustiche, oltre che musicali,
del suono. Non è estraneo a questa situazione un complesso di
fortunate relazioni tra la musica e le più elementari conoscenze
elettroacustiche. Per esempio, qualsiasi tipo di musica a noi familiare
può essere rappresentato con una buona approssimazione dalla
descrizione dei tre attributi della sensazione auditiva che variano
nel tempo: altezza del suono, intensità e timbro. |
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